luca montezemolo (c) Ferrari
EXTRA

FUORI TEMA 1


SALUTI E RINGRAZIAMENTI,
STILE E GRATITUDINE VANNO DI PARI PASSO.
MA NON SONO APPANNAGGIO DI TUTTI,
BLASONE E CONTO CORRENTE
NON NE SONO IL PRESUPPOSTO

di LUCA ROMANO

Questa “filippica” se la son tirata. Non i potenti del mancato grazie, neanche il desiderio di una difesa d’ufficio per una persona che non conosco. E, confesso, pur stimando per quello che leggo e so dei fatti automotive, mi lascia indifferente. Quello che mi ha fatto saltare la mosca al naso sono stati i commenti al mancato grazie. Commenti di chi, dietro l’anonimato di un nickname, spara sentenze, da’ fiato alla stupidità attraverso i social e nei commenti agli articoli pubblicati sui due più importanti quotidiani nazionali on line.

Neanche avessero l’aureola intorno al capo.

Tutto s’è scatenato dopo la partecipazione di Luca Montezemolo nella trasmissione Porta a Porta. Quella sua affermazione sulla delusione provata per lo scarso senso di riconoscenza della famiglia Agnelli (immagino si riferisse all’Elkann che comanda in FCA) all’indomani della separazione dalla Ferrari.

Mi piacerebbe vedere tanti “criticoni” sparasentenze sulla “questione Montezemolo” ed il mancato “grazie” degli Agnelli. Li vorrei guardare mentre anche a loro non viene detto l’atteso grazie. Ed, anzi, prendendo spunto dalle loro critiche, insieme al mancato grazie viene comunicato che non prendono neanche i quattrini. Dopo “X” anni di responsabilità, di gestione della fabbrica, delle corse, e tutto quello che uno come Montezemolo ha fatto. E che loro, i criticoni, hanno ritenuto di saper fare con altrettanta maestria.

Anzi scrivo di più: li vorrei guardare… se alla fine del loro rapporto di lavoro con l’azienda che gli paga/pagato ogni mese lo stipendio (tanto o poco che sia) venisse detto:

“Ciccio! A casa, quattrini zero. Niet liquidazione, vai caro, vai… E manco grazie ti dico”.

Sai che bestie in giro per l’Italia… perché come si dice “nei bar che contano”, qui a Roma… col c… degli altri… etc, etc…
Montezemolo s’è preso le responsabilità, ha gestito personaggi non facili come la “famiglia” e “pullover-blu”, ha cercato di gestire al meglio la squadra (e chi sa di F1, capisce…) e tutto questo senza che l’immagine della Ferrari ne fosse appannata, senza che gli utili d’azienda venissero a mancare… senza che la crisi imponesse tagli sul numero degli operai…

Poi, Montezemolo può essere simpatico o antipatico, vestire bene o male, dipende da come si vedono le cose della vita. Ma sui numeri c’è poco da fare. Se l’azionista incassa, vuol dire che è stato fatto un bel lavoro. E dai bilanci, pubblici, non mi pare che “la famiglia” abbia motivo di lamentele.

Ed infine, sono sicuro che il “grazie” a cui Montezemolo si riferiva NON AVESSE nulla a che fare con i quattrini. E’ una questione di stile. Un aspetto della personalità che a molti manca, indipendentemente dal saldo del conto in banca o del cognome portato.

da drivelife.it

Nota dell’autore. Scrivere di “automotive” è la mia attività professionale. Il libero pensiero – l’articolo è stato pubblicato su drivelife ed è “andato in TV” – non porta sempre buoni risultati. Se scrivendo si racconta una interpretazione di quello che si vede e conosce, non è detto che si abbiano molti “amici”.

Pubblicato il 25 Ottobre 2014

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PICCOLO TIBET (c)lucaromanopix
fotografia

PICCOLO TIBET


PICCOLO TIBET

Non sono mai andato in Tibet
e conosco quella regione del pianeta
solo attraverso le fotografie
dei reportage di National Geographic…

 

di Luca Romano – Vidi una Forester con il portellone del bagagliaio aperto molti anni fa, dalle parti di Cortina d’Ampezzo. A poca distanza dalla vettura un filmmaker stava riprendendo con la telecamera le Tofane imbiancate dalla nevicata notturna. Il sole aveva scacciato gran parte della copertura nuvolosa e forti raggi di sole facevano risplendere i cristalli sugli abeti. Quell’immagine non l’ho mai dimenticata. Rappresentava un aspetto del mio lavoro che mi è sempre piaciuto. Le immagini. Che siano fisse, riprese con una Nikon o una Canon, oppure in movimento catturate da una Sony o una Panasonic. Oggi la tecnica di ripresa delle immagini ha sintetizzato in un solo strumento la possibilità di riprendere una scena. Dallo smartphone, iPhone in testa, ai tablet, iPad a ruota, alle macchine fotografiche. Nikon D800 e Canon EOS 5D Mark III tra le migliori, le più gettonate, le più “modaiole” tra i filmmaker. In “piccolo Tibet” non c’era neve. Ci sarà tra qualche giorno, al massimo tra qualche settimana. Ma la luce e l’atmosfera erano altrettanto immense, forse di più della “strafirmata” Cortina e le sue Tofane. Il Gran Sasso d’Italia, il “piccolo Tibet”, per maestosità degli spazi, (segue… mi deve tornare l’ispirazione perduta in questo istante per una – seppur gradita – intrusione familiare. Amen.)

PICCOLO TIBET (c)lucaromanopix
PICCOLO TIBET (c)lucaromanopix

(job activity)

 

Circe
fotografia

CIRCE


TRAX
fotografia

CHEVY TRAX


IO L’HO VISTA COSÌ
CHEVY TRAX

Trax l’ho guidata anche io, le ho “strappato” il volante per qualche giorno. E’ una questione di correttezza professionale, non posso solo fotografare le auto, devo anche guidarle.
Per poi dire, scrivere, se mi piacciono o no. Perché i difetti di un’automobile, non saltano fuori in dieci giorni di test drive. Possono esserci impostazioni gradite o meno, il motore può rispondere alle aspettative per le prestazioni o meno, ma se una vettura è davvero di qualità lo scopri dopo un anno, almeno, di vita e possesso. A meno di non essere particolarmente sfigati e trovarsi tra la mani il volante di un esemplare difettoso. Un fatto “che può starci”, e pare che GM – per esempio – non sia immune dall’inconveniente del richiamo per difetto.

Un uso in gran parte sulla viabilità urbana e con un paio di esplorazioni autostradali sono stati sufficienti – e vorrei vedere che non fosse così dopo trentacinque anni di professione – per capire che Trax, come Mokka, ha un gran bel motore, una posizione di guida confortevole e buona visibilità.
Mi piace guidare con il sedile molto in basso, quello di Trax ha una ampia escursione, ed allora quando “scendo al piano terra” mi sento davvero in basso. Ecco è questa l’unica cosa che non mi è piaciuta: quando sono al volante sento la linea di cintura molto alta, troppo alta per i miei gusti. E non voglio alzare il sedile, non è una posizione di guida per me congeniale. Ma, appunto, non è un difetto di Trax, è un mio modo di guidare.

Per contro il motore è di quelli “cattivi” che ti invitano a schiacciare l’acceleratore. Anche perché Trax sta ben messo a terra, nonostante la sua altezza. Quello stile con un generoso sviluppo verticale a vantaggio della abitabilità, non tragga in inganno. L’anima di Trax è sportiveggiante e le prestazioni di coppia e potenza sono una sirena che invita alla trasgressione velocistica.

Quasi superfluo sarebbe dire che spesso mi è toccato alzare il piede perché Trax arriva davvero presto ai limiti imposti dal codice stradale e non ho alcuna intenzione di bruciare la patente per un test drive.

Ma, ripeto, è sorprendente come Trax sia rapido nella accelerazione, basta un’occhiata allo specchietto, e vedi subito il distacco inflitto alla concorrenza.

Dallo specchietto alla plancia lo stacco dello sguardo è breve. Qui la plancia è più essenziale rispetto alla sorella con il marchio Opel. Strizza un po’ l’occhio alla tecnologia con quel grande display centrale ed un generoso contagiri. Il tunnel centrale, nel punto di raccordo con la plancia ha un display con le funzioni di My Link e controllo della multimedialità e delle navigazione.

Il My Link in collegamento con iPhone dà accesso alla libreria musicale ed alla app di navigazione. Dunque il vantaggio di avere tutto con sé, a portata di mano.

Infine: il consumo. Il millesette a gasolio è molto brillante, tanto brillante. Con una condotta di guida normale non c’è alcun timore di vedere troppo spesso l’amico alla stazione di servizio.

Certo, se schiacci il destro…

(luca romano)

Pix (C) luca romano

da instagram, Pix (C) luca romano

SAD
fotografia

GALLERY


Abbiate venia per l’impaginato non proprio ortodosso di questo blog. Sono irrequieto e non ho ancora trovato pace con una template di WP che mi soddisfi in pieno. Da “Africa House, Stone Town” all’indietro i post non sono stati modificati e non sono aggiustati per questo tema grafico. Ora sono abbastanza stanco e non ho forza mentale per continuare il lavoro. Mi si “incrociano” gli occhi, è stata una giornata pesante in un periodo ancora di più pesante. Le mie foto, queste ed altre, sono on line anche in altre pagine web

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car 18×24

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Abbiate venia per l’impaginato non proprio ortodosso di questo blog. Sono irrequieto e non ho ancora trovato pace con una template di WP che mi soddisfi in pieno. Da “Africa House, Stone Town” all’indietro i post non sono stati modificati e non sono aggiustati per questo tema grafico. Ora sono abbastanza stanco e non ho forza mentale per continuare il lavoro. Mi si “incrociano” gli occhi, è stata una giornata pesante in un periodo ancora di più pesante. Le mie foto, queste ed altre, sono on line anche in altre pagine web

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Sarong


Da Wikipedia – Il pareo è un rettangolo di tessuto che può fungere da gonna o da abito intero, a seconda di come lo si annoda. Il pareo è un indumento tipico delle donne polinesiane, e più genericamente dei mari del sud.

Il termine “pāreu” è la parola usata a Tahiti per indicare la gonna. Non è chiaro come sia nata la parola pareo, ma è probabile che si sia trattato semplicemente di una interpretazione errata dei primi esploratori.[1]

Divenne un indumento conosciuto nel mondo grazie al film Uragano del 1937, in cui l’attrice Dorothy Lamour interpretava una indigena. Ma la sua diffusione avvenne negli anni cinquanta, sempre grazie al cinema, ed in particolare ai film di Esther Williams o Elvis Presley, molto spesso di ambientazione esotica.

Al giorno d’oggi il pareo è utilizzato principalmente come copri costume, indistintamente da uomini e donne.

Il sarong, indumento unisex simile al pareo nella foggia, è utilizzato in Asia e Africa Orientale.

Sarong - Stone Town - Zanzibar - Tanzania

fotografia

Los Roques


Fuji S3 Pro, 18-55 mm f 3:5-5:6; Panasonic Lumix DMC LX1; Nikon F5, 50 mm 1:1.2

Relax

Capodanno ai Caraibi… 🙂

Carmen

Guglielmo

Il bagno a Los Roques

Kodak Film, digital rendering via photolab

Pellicano

Heaven

Landing in heaven

E’ proprio il Paradiso!