L’ANALISTA


“Il Libro” – La fusione in qualche modo lo riguardava.
Non era solo una questione professionale.


I flussi migratori che in quegli anni portavano un casino di disperati sulle coste della portaerei del Mediterraneo favorivano l’infiltrazione di gente che con la disperazione della fame e della sete non aveva proprio nulla a che fare.
Qualcuno in Europa e persino in Italia ne era consapevole ma la politica aveva il sopravvento anche sulla sicurezza nazionale per cui gli avvisi di pericolo venivano ignorati. Se fosse accaduto qualcosa una scusa per salvare il culo il politico di turno l’avrebbe trovata ed il “popolo”, attratto da smartphone e dall’ultima moda in fatto di auto ed abiti, avrebbe abboccato. Fintanto che non ti trovi il nemico nel tuo giardino riesci a voltare la testa dall’altra parte e fottertene.
La richiesta di manovalanza con basso indice di conflittualità sindacale aveva fatto entrare nelle fabbriche una moltitudine di operai, brava gente ma non tutti.
Trovare i dormienti pronti a colpire era un imperativo dei servizi ma ben poco potevano davanti ai muri di gomma delle risorse umane. Blindate queste dalle necessità di non muovere troppo le acque per non creare problemi alla stabilità dei flussi industriali e ai ritmi di produzione che, tra flessibilità e continuità, dovevano garantire l’alimentazione del mercato dove la conflittualità esasperava le direzioni marketing e commerciali.
Ed aumentava, però, le rendite degli azionisti e di quei fondi internazionali che controllavano la finanza del mondo.
Gente, questa, che Lui era contento sorridesse per le montagne di utili. Faceva parte del suo gioco rimpinzarli di dollari, a loro insaputa Lui ne traeva beneficio.
La fusione dei quattro marchi lo riguardava perché nell’industria automotive si annidavano gli elementi più pericolosi che, nascosti tra una catena di montaggio o funzioni più di basso profilo, avevano, però, grazie al loro perfetto addestramento, accesso alle informazioni più interessanti.
Appena si defilò “quella” fusione Lui capì l’assetto che avrebbe preso tanto la sales company quanto la nuova struttura internazionale. L’analisi dei numeri gli permise di prevedere chi e come e dove si sarebbe posizionato.
All’inizio di settembre di quell’anno un breve comunicato stampa sancì l’esattezza della sua previsione e Lui tirò un sospiro di sollievo.
Ai posti giusti andavano le persone giuste, questo avrebbe facilitato il suo lavoro perché quei due erano pronti a collaborare, magari non consapevoli, per estirpare risolvere le questioni che gli stavano a cuore.
Avrebbero contribuito a fargli individuare i dormienti, gente che dalle sabbie del Nord Africa arrivava in Europa con il solo obiettivo di creare tensione e scompiglio…
Le informazioni che aveva gli facevano capire che tra le catene di montaggio degli stabilimenti europei si annidavano proprio quegli individui, ancora più pericolosi, che stavano lavorando al progetto Osiraq. Doveva “annullarli” prima che fosse messa in piedi la logistisca del trasferimento dell’uranio dalla Russia. Era un lavoro lungo, di attesa, di pazienza. Lui aveva tempo.
Avrebbe aspettato e colpito al momento giusto per annientare l’avversario.
L’inverno incombente era la stagione ideale per assaporare piatti freddi con i sapori estivi.

©lr – L’Analista – Subaru Outback

In foto: al parziale km 3/8 up to 3/9 😉

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