LIBRERIA ;-)


IL GIALLO

L’atmosfera era di quelle da film. “Lui” aveva pensato a tutto… il bell’attico in Balduina era arredato con eleganza… quadri splendidi di autori celebri creavano macchie di colore sullo sfondo bianco, la tinta dominante in quell’appartamento. Alcune tele lasciavano il raro osservatore senza fiato, non solo per la loro bellezza ed il loro valore: semplicemente perché non avrebbero dovuto essere lì.

Una grande libreria, ricca di volumi, delineava altri tratti del suo carattere. Un carattere difficile ma terribilmente semplice. O bianco o nero, e nello stesso tempo i due colori e con loro le contraddizioni della vita convivevano in lui. O con lui o contro di lui, questo era il suo credo. Un credo di passioni travolgenti di emozioni, amore o morte, morte o amore.
 
L’Argan, il vecchio libro del liceo, con le sue teorie sull’arte italiana, baciava con la sua copertina verde l’angoscia di Preda l’ultimo best.seller di Michael Crichton. Dai saggi su Piero della Francesca ai classici della filosofia, Platone incluso, erano con disordinata accuratezza allineati sull’ultima idea di Philippe Starck, autore di Frame.
 
Alle pareti, rigorosamente bianche, la libreria vastissima prendeva ogni metro quadro delle stanze…
 
Il mese di giugno avanzato gli piaceva molto, adorava cucinare. Una cucina semplice, fatta di buoni sapori che riusciva a miscelare rafforzandoli per dargli enfasi e potenza e sorprendere il gusto. Anche la cucina rispecchiava il suo carattere, semplice e forte, generoso ed al tempo stesso duro ed a volte ferocemente violento.
 
In lui convivevano gli opposti, con sacrificio. La luce delle candele diffondeva una atmosfera calda ed invitante ad una serata di amore e passione. La sua mente vagava mentre preparava alcune delle sue ricette preferite e metteva in frigo i vini pregiati che amava offrire alle sue ospiti.
 
… omissis …
 
Il mirino ad infrarossi era invisibile, nessun riflesso avrebbe fatto trapelare la posizione di “lui”. La carabina pesante Bens 9304 caricata con pallottole all’uranio impoverito era priva di ogni spunto per un malaugurato riflesso che avrebbe potuto attirare l’attenzione di qualche poliziotto di merda di qualche scorta.
 
Quelli sarebbero, forse, venuti dopo. Ormai la vita lo aveva temprato grazie alle peggiori schifezze che aveva subito. La calma e la cattiveria erano il suo pane quotidiano. Era appostato da giorni su quella terrazza ed aspettava il momento giusto per avere il suo appagamento mentale.
Le pulsioni sessuali di gioventù, i desideri erotici erano passati da tempo. Aveva capito che l’appagamento migliore era quello cerebrale. Non lascia traumi ed è dipendente solo ed esclusivamente dalla propria mente. E per lui, dunque, controllabile con facilità. Aveva un altra particolarità, latente nel suo carattere sin da quando era bambino. Amava le donne, gli piacevano da impazzire ma nello stesso tempo le odiava profondamente, erano state la causa principale delle sue sofferenze. Si sentiva invaso da una missione, né divina né satanica. Forse le voleva solo alla sua mercè… forse voleva vendicarsi… aveva deciso che avrebbe ucciso le ragazze più carine della Balduina.
 
… omissis …
 
Lei aveva delle gambe bellissime, valorizzate da un sandalo da giorno che dava quel tocco di erotismo e sensualità al piedino. Guidava lo scooter con abilità e sgusciava nel caotico traffico romano incurante di due cose. Le automobili che la assediavano e gli sguardi cupidi di quegli stronzi di automobilisti, giovani e vecchi, che avrebbero voluta farsela. Gli italiani da questo punto di vista sono monotoni, pensano alla fica, culo, e basta. Poi c’e’ il calcio e l’automobile, questa è l’estensione del loro pisello. Rigorosamente, ed inversamente proporzionale, alla dimensione dell’auto. Cervello zero. Ah, poi c’è mammà. Begli stronzi. Incapaci di prendersi le vere responsabilità di adulti. Lei arrogante e sicura di sé, non si era accorta che una moto BMW la stava seguendo da qualche minuto. La scortava a distanza. E non la perdeva d’occhio. Al semaforo del lungotevere le si era affiancata. Lui mascherato dal casco con la visiera impenetrabile l’aveva guardata da cima a fondo. Come se l’avesse scansita con uno scanner. Ed aveva deciso.
 
Qualche istante prima che il semaforo divenisse nuovamente verde lei si accorse della magnifica moto. Era una moto costosa, denunciava certe e cospicue possibilità del suo biker. Era uno coi soldi. I suoi occhi allora si lanciarono in una analisi del tipo. Impossibile stabilire l’età. Dalla figura avrebbe potuto dimostrare tra i trenta ed i trentacinque. Braccia abbronzate, Rolex Explorer al polso, un vecchissimo modello, ricercato dai veri intenditori, camicia celeste, pantalone grigio di LoroPiana. Mocassino tipo barca, rigorosamente in tinta la cinta. Le mani per una volta non erano nascoste dai guanti della boutique BMW. Lei avidamente notò che oltre ad essere belle e sensuali non portavano alcun segno di legami matrimoniali o similari… Provo’ una vampata di desiderio immaginando le sue dita sul suo corpo. In una frazione di secondo le immaginò giocare con i suoi capezzoli e poi scendere dolcemente tra le sue gambe divaricate e iniziare a darle un intenso piacere che da tempo cercava ma che nessun uomo era stato capace di farle provare. Mentre con la fantasia si lasciava cullare da questi pensieri fu colta da un brivido di paura. Il casco del bel tipo era siglato. Sul retro, quasi invisibili, perché tono su tono, c’erano tre numeri, uguali. In quei pochi centesimi di secondo che erano trascorsi da quando aveva squadrato il tipo lei aveva provato l’alfa e l’omega delle emozioni. Dal piacere più intenso, quello del desiderio erotico, alla paura più profonda. Chi era quest’uomo che spudoratamente ostentava il 666, il simbolo del Male?
 
Verde. Accelerare e scappare da quelle emozioni fu tutt’uno.
 
“Non si trova mai una persona normale” pensò mentre dava gas e si allontanava per dimenticare quel brutto incontro.
 
Al semaforo successivo lui era scomparso. Ma lei aveva il destino segnato.
 
In ufficio raccontò alla sua amica confidente dell’incontro e del brivido, doppio, provato.
 
“Ma ha una motocicletta di quelle grosse, nera e con targa tedesca?” le chiese Federica…
 
“Si, perché lo hai incontrato anche tu…”
 
“No, però mi sembra di aver visto un tipo simile, ieri. Qui proprio sotto il nostro ufficio”
 
“Descrivilo”
 
Federica abbozzò una racconto della figura ma l’italiano e la capacità descrittiva, non erano il suo forte.
 
Lei, Gaia, dunque era ancora più confusa. La paura la pervase per qualche istante, lo stomaco si contrasse, l’angoscia entrò nella sua mente. Cercò rapidamente di dimenticare. Fu aiutata da una intensa giornata di lavoro. Poi, come accade dopo ogni tempesta tutto si calmò.
 
La giornata scorse tranquilla e Gaia dimenticò l’accaduto.
 
Una doccia rinfrescante era quello che ci voleva dopo tutte quelle ore così faticose.
 
E poi quella sera aveva un nuovo cavaliere.
 
La serata prometteva bene.
 
Il ragazzo era giovane e ricco. E bello.
 

segue, se avrò tempo, testa e voglia
 

LIBRERIA ©lucaromanopix
LIBRERIA ©lucaromanopix

Non è certo questa la libreria di cui si scrive.

(ndr – La libreria ripresa in fotografia è presso il complesso Capo di Bove, Parco Regionale dell’Appia Antica, Archivio e Biblioteca di Antonio Cederna.
Appunto)

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